Basilica Benedettina di Sant'Angelo in Formis

La Leggenda e la Storia

 

I colli tifatini, ora brulli ed aridi con le pareti che si ergono nude verso il cielo, erano ricoperti di fitti boschi con una fauna ricca varia (Caio Silio Italico, storico romano, ne "Le Puniche", libro XIII elenca anche leoni); il nome"tifata" deriverebbe dalle querce di rara grandezza e bellezza che vi si trovavano. Numerose sorgenti sgorgavano dal versante occidentale ed irrigavano la pianura sottostante; acque salubri e medicinali abitate da ninfe ed adatte a cure termali alimentavano ai piedi del monte un lago. Facile quindi il sorgere del culto alla divinità dei boschi e della caccia: Diana

Silio Italico favoleggia di una cerva di rara bellezza e candore, nutrita e donata ai capuani da Capvs, mitico fondatore della città, ritenuta essa stessa una divinità ed ancella di Diana; catturata dai soldati romani al tempo della guerra annibalica fu immolata a Diana dal proconsole romano Fulvio Fiacco per propiziarsi la vittoria. La leggenda, riportata da Silio, attribuisce mille anni alla cerva e, di conseguenza, antico il culto sui colli a Diana.

L'antichità del tempio, forse,gareggia con l'antichità del culto .Diana tifatina era la terza tra le principali divinità capuane, il suo tempio il più illustre della città e l'unico dedicato a lei nella Campania. La sua celebrità non si ristringeva tra i confini della Campania, ma risuonava per l'Italia e fuori ancora come dimostrano le iscrizioni ritrovate in Gallia ed in Pannonia.

La storia del santuario nei suoi  primi secoli di vita è ancora oscura. Tra la fine del IV secolo a.C. e l'inizio del III sec. a.C. ci fu un'attività edilizia notevole che portò alla costruzione del peribolo e del podio. Il tempio aveva un erario proprio impinguato dalle offerte dei fedeli e da rendite provenienti da numerosissimi possedimenti.
Un erario tanto ricco da permettere ai suoi amministratori di restaurarlo, abbellirlo e ingrandirlo in epoche diverse.

Nel 135 a.C. Fulvio Fiacco, forse nipote del console che nel 211 aveva sacrificata la cerva, costruì un muro di contenimento con il bottino della guerra il lirica.

Nel 99 a.C. gli amministratori dell'erario costruirono un' ampia scalinata che portava al terrazzo antistante il tempio, il portico, il vestibolo, le culine, muri di contenimento ed altre opere idonee alla funzionalità ed accessibilità a tutta l'area sacra del santuario ed innalzarono statue a Castore e Polluce.

Siila, a titolo di ringraziamento per la vittoria sul console Gaio Nerbano, nell'83 a.C. (Capua capitolò nelle mani di Siila il 1°novembre 82 a.C.) consacrò a Diana i campi sui quali si era svolta la battaglia e l'intero monte Tifata con tutte le sorgenti.

Nel 74 a.C. ci fu un nuovo intervento secondo l'iscrizione ancora presente sul pavimento. Il tempio venne, forse, totalmente ricostruito, certamente ampliato con l'allungamento del podio, pavimentato in opera musiva, abbellito con colonne di marmo. Sempre con il denaro dell'erario proprio.

Nelle assegnazioni successive fatte ai veterani di Cesare e di Augusto il patrimonio della dea fu rispettato anzi quest'ultimo si preoccupò di delimitarne i confini con cippi e di redigerne un elenco per evitare speculazioni. Vespasiano nel 77 d.C. ne controllò la misurazione.