L'Interno
L'interno, a pianta basilicale senza transetto, ha forma slanciata ed elegante pur nella semplicità della linearità architettonica.
Quattordici
colonne (vedi pag. 15), con capitelli corinzi, disposte su due file
di sette per parte su cui poggiano otto arcate a tutto sesto,
dividono e nello stesso tempo mettono in comunicazione tre navate
culminanti in tre absidi semicircolari voltate a catino.
La navata centrale è più lunga, più alta e più ampia. I muri perimetrali percorrono a strapiombo il perimetro del tempio. L'aula è larga metri 15.70 e lunga m. 28 nell'abside centrale e m. 26.30 in quelle laterali.
La copertura a tetto, rifatta nel 1989 con travi in legno a vista, ne esalta la forma slanciata e le dona maggiore respiro.
Ai due lati dell'ingresso si trovano due acquasantiere;
la prima,a destra, è un'ara romana (F. 8)con decorazioni floreali, dal 1564 con lo stemma dei Carata su un lato; l'altra, a sinistra, è un capitello medievale rovesciato e poggiato su un fusto di colonna; vicino a questa, due rocchi di colonne rovesciate e scanalate sono stati adibiti fino a qualche anno fa come fonte battesimale.L'altare maggiore (F. 19) è un sarcofago romano sistemato qui verso il 1964 proveniente dal Museo San Martino di Napoli in sostituzione di un altro messo in opera alla fine del secolo scorso i cui resti ora si trovano parte nella cappella del Santissimo e parte nel giardino dell' episcopio di Capua. Vicino all'altare c'è il pulpito (F.20) quadrangolare sostenuto da quattro colonne ottagonali con residui di mosaici; su un lato un'aquila acefala regge negli artigli il vangelo di Giovanni con il primo versetto "in principio erat verbum"; davanti al pulpito si erge il cero pasquale formato da una colonna di marmo che poggia su un capitello.
Vicino alla sagrestia un'epigrafe
commemora l'opera di Giuseppe Renato Imperiale, Cardinale
Presbitero, abate commendatario, che nel 1732 restaurò la chiesa
"vetustate et squallore corruptam", la impreziosì con altari (tre
nelle absidi e due in fondo alle pareti laterali), con pitture, con
un soffitto piano in tela dipinta che è rimasta fino al 1928 e la
dotò
"ancora una volta" di latifondi, piantagioni ed edifici. Nel fare
ciò sacrificò parte degli affreschi ricoprendoli con i nuovi ed
imbiancando le pareti con calce.
Un marmo rettangolare (F. 6)ornato a
mosaico del periodo romano, è posizionato vicino alla sagrestia. A
destra, appena si entra, una spessa lastra di vetro (F. 9) protegge
i blocchi di tufo del podio del tempio, due loculi adibiti a
sepolcro e la roccia originaria di duemila
anni addietro. Lungo il perimetro interno erano sistemati altri
loculi abitati da scheletri. Ora non più.
La sacrestia è stata costruita verso il 1838 mentre la cappella del Santissimo è di epoca recentissima.
Dall'esterno, da dietro all'abside centrale, si accede a un piccolo vano posto sotto l'abside centrale, quasi una cripta, che conserva piccoli frammenti di intonaco affrescato.