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STORIA |
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a cura di Annarita Arlomede |
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L'arcidiocesi di Capua, in passato Archidioecesis
Capuana, è una delle sedi della Chiesa cattolica,
suffraganea dell'Arcidiocesi di Napoli, appartenente
alla Regione Ecclesiastica Campania. Il territorio
dell’Arcidiocesi è suddiviso in 60 parrocchie,
raggruppate in 7 foranie: Capua, Bellona, Tifatina,
Marcianise, Santa Maria Capua Vetere, Basso Volturno e
Macerata. La Chiesa di Capua è, secondo la tradizione,
una delle più antiche diocesi italiane, risalente a
poco prima della metà del I secolo. Si compone di 81
sacerdoti, di cui 68 secolari e 13 regolari, e di 10
diaconi permanenti. 160 i Vescovi nella storia, da S.
Prisco (42-66) a Salvatore Visco (insediatosi nel
2013). Tuttavia, da alcuni documenti storici emerge che
il primo vescovo sia Proterio (304-326), presente al
concilio di Roma del 313 a.C. al tempo di papa
Melchiade, al quale successe Proto Vincenzo, diacono
romano e legato del Papa Silvestro I a Nicea, dove ebbe
una parte di primo piano nelle controversie ariane. Nel
443 fu eletto vescovo Prisco, esule del Nord Africa ed
uomo di grande santità, discepolo di S. Pietro, che
predicò il Cristianesimo a Capua per la prima volta. E’
il suo nome che la tradizione popolare vuole a capo
della lista dei vescovi di Capua. Altro titolare di
questa sede vescovile fu Germano, che il papa Ormida
mandò due volte a Costantinopoli per ristabilire
l’unità con la chiesa Romana. Morì nel 540 e venne
subito considerato Santo. Gli successe Vittore, un
dotto esegeta. Molto importante è la figura di Simmaco,
vescovo dal 424 al 440. Fu il fondatore della Basilica
di S. Maria Maggiore, l’odierno Duomo, anticamente S.
Maria Suricorum, sopravvissuta alla distruzione dei
Saraceni e diventata il nucleo iniziale della nuova
città, la futura Santa Maria Capua Vetere, divenendone
la Cattedrale. La sua esistenza è attestata dalla
lettera “De obitu Paulini” del prete Uranio che narra
di lui e di Acindino, mentre accorsero, nel giugno del
431, a far visita al vescovo di Nola, san Paolino (che
morì tre giorni dopo). Simmaco, stando alle fonti,
sarebbe morto nel 449, dopo 19 anni di Episcopato a
Capua ed il suo culto si mantenne vivo fino al XIV
secolo, quando ebbe un forte incremento. Inoltre dal
1313 circa comparvero i primi calendari con inserito il
suo nome; furono presenti varie chiese nel territorio
di Capua a lui intitolate. |
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Attualmente San Simmaco è Patrono di Santa Maria Capua
Vetere, e la sua festa liturgica si celebra il 22
ottobre. Tra gli altri vescovi, pressappoco tutti famosi
per la loro cultura, vanno ricordati: nel 1200 M.
Marino, discepolo di S.Tommaso d’Aquino, nel 1500
Filippo de Berilli, che soffrì ‘per amore della
giustizia’, Fra Nicolò Schimberg, un insigne teologo;
Cesare Costa, attivo riformatore del clero e colto
canonista e gli Arcivescovi Roberto Bellarmino e
Capecelatro, bibliotecari della Santa Romana Chiesa e
autori di molti lavori. Tutti i vescovi di Capua avevano
alcuni privilegi speciali; erano legati nati della Santa
Sede, possedevano il diritto di ungere con l'Olio santo
i principi di Capua, sottoscrivevano i loro diplomi con
il minio o con il cinabro e autenticavano le loro bolle
con il piombo. Nell'841, nel corso di una lotta di
successione nel ducato, Radelchi I assoldò una banda di
saraceni, contro Landone I, saccheggiando e distruggendo
la città di Capua e costringendo la popolazione alla
fuga, dapprima a Sicopoli, e dopo pochi anni, nell'856,
su un'ansa del fiume Volturno, luogo dove aveva sede il
porto fluviale romano di Casilinum. Così fu costituito
un nuovo sito, la "Nuova Capua", in cui i vescovi si
trasferirono. Verso la fine del X secolo, Capua
raggiunse il suo apogeo; nel 978 il principe Pandolfo I
Testadiferro, con la conquista del Principato di
Salerno, riunificò per primo i domini dell'Italia
Longobarda meridionale, detta Langobardia Minor. Nel 966
Papa Giovanni XIII, che aveva trovato rifugio a Capua,
elevò la sede al rango di Arcidiocesi Metropolitana, che
ebbe come suffraganee Atina, Aquino, Caiazzo, Calvi,
Carinola, Caserta, Fondi, Gaeta, Isernia, Sessa Aurunca,
Sora, Teano e Venafro. In forza della bolla Quamquam
Ecclesia di papa Giovanni Paolo II l'Arcidiocesi, nel
1979, perse la dignità di Metropolìa divenendo
suffraganea dell’Arcidiocesi di Napoli. |
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